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Книга «Портрет Дориана Грея» (Il ritratto di Dorian Gray) на итальянском языке – читать онлайн

Роман «Портрет Дориана Грея» был самым успешным произведением Оскара Уайльда, и единственным его романом вообще. «Портрет Дориана Грея» был переведён на самые распространённые языки мира, в том числе и на итальянский. Кроме того, было снято много фильмов в разные годы по роману Оскара Уайльда - всего более 30 фильмов. Современному зрителю больше всего знаком британский фильм 2009 года «Дориан Грей», режиссёр – Оливер Паркер, в главных ролях – Бен Барнс и Колин Фёрт (этот фильм на разных языках есть в разделе «Фильмы онлайн).

 

Оскар Уайльд написал роман «Портрет Дориана Грея» всего за 3 недели, однако в его основу легли хорошо знакомые писателю «Шагреневая кожа» Бальзака, «Наоборот» Гюисманса и «Мельмот Скиталец» Метьюрина (это, кстати, двоюродный дед Оскара Уайльда). Этот «Мельмот Скиталец», помимо того, что имеет весьма необычную структуру и содержание, оказал влияние не только на Оскара Уайльда, но и на творчество других писателей: Бальзака, Пушкина, Булкакова*.

* - книги  этих и других писателей можно читать онлайн в разделе «Книги на итальянском».

 

После выхода романа «Портрет Дориана Грея» мнения читателей разделились на прямо противоположные – от требований запретить роман до восторженных откликов.

 

На этой страницы выложены предисловие к роману от самого Оскара Уайльда и первая глава книги «Портрет Дориана Грея» на итальянском языке, а ссылка на продолжение будет в конце страницы.

 

 

Il ritratto di Dorian Gray

 

L'artista è il creatore di cose belle.

Rivelare l'arte senza rivelare l'artista, è il fine delI'arte.

Chi può incarnare in una forma nuova, o in una materia diversa, le proprie sensazioni della bellezza, è un critico.

Tanto la suprema quanto la infima forma di critica sono una specie di autobiografia.

Coloro che scorgono cattive intenzioni nelle belle cose, sono corrotti, senza essere interessanti. Questo è un difetto.

Quanti scorgono buone intenzioni nelle belle cose, sono spiriti raffinati. Per essi c'è speranza.

Eletti son gli uomini ai quali le belle cose richiamano soltanto la Bellezza.

Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene, o scritti male. Questo è tutto.

L'avversione del secolo decimonono per il Realismo è la rabbia di Calibano che vede riflesso il proprio viso in

uno specchio. L'antipatia del secolo decimonono per il Romanticismo è la rabbia di Calibano che non riconosce il proprio viso quando è riflesso in uno specchio.

La vita morale dell'uomo è materia d'arte, ma la moralità artistica consiste nell'uso perfetto di un imperfetto strumento.

Nessun artista aspira a provare alcunché. Perfino la verità può esser provata.

L'artista non ha preferenze etiche. Una preferenza di tal genere costituirebbe per un artista un manierismo stilistico imperdonabile.

Il pensiero e il linguaggio sono per l'artista gli strumenti di un'arte.

Il vizio e la virtù sono per l'artista materia d'arte.

Dal punto di vista formale l'arte suprema è quella del musicista. Dal punto di vista del pathos, tipico è il mestiere dell'attore.

Ogni arte è nel tempo stesso realistica e simbolica.

Chi varca i limiti di tale apparenza lo fa a proprio rischio e pericolo.

Chi intende il simbolo lo intende a suo rischio.

L'arte in verità non rispecchia la vita, ma lo spettatore.

Il contrasto delle opinioni suscitate da un'opera d'arte indica che l'opera è nuova, complessa, vitale.

Quando i critici dissentono tra loro, I'artista è d'accordo con se stesso.

Possiamo indulgere verso un uomo che abbia fatto qualcosa di utile, purché non l'ammiri. Ma chi ha fatto una cosa inutile può essere scusato solo se egli la ammira enormemente.

Tutta l'arte è completamente inutile.

 

Oscar Wilde

 

 

I.

 

Lo studio era intriso d'uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciava tra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, o quello più delicato dei rosaspini. Sdraiato nell'angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la sua abitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori di un'acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appena sopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l'ombra fantastica di un uccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie di fuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giada pallida, che pur servendosi d'un'arte necessariamente statica, cercano di rendere il senso della velocità e del moto. Il cercano di rendere il senso della velocità e del moto. Il cupo ronzio delle api che si muovevano tra le lunghe erbe non falciate del prato, o rotavano monotonamente attorno agli stami dorati dei caprifogli, rendeva ancor più opprimente la immobilità dell'ora. Lo strepito di Londra pareva la vibrazione delle note basse di un organo lontano.

In mezzo alla camera, su un cavalletto, era il ritratto a figura intera di un giovane di singolare bellezza; di fronte, poco lontano, sedeva l'autore; il pittore, Basil Hallward, la cui improvvisa scomparsa alcuni anni or sono suscitò tanto interesse nel pubblico, e originò molte strane congetture. Mentre il pittore considerava la forma preziosa e piacente che aveva creato sulla tela, un sorriso gli illuminò il volto, e parve cristallizzarsi. Ma improvvisamente egli si alzò in piedi, e, chiusi gli occhi, si pose le dita sulle palpebre, come per trattenere nella fantasia un sogno curioso dal quale temeva di risvegliarsi. «È il vostro più bel lavoro, la migliore opera che abbiate mai fatto, Basil» disse Lord Henry languidamente.

- Dovete mandarla al Grosvenor l'anno venturo. L'Accademia è troppo vasta e volgare. Il Grosvenor è il solo locale adatto a un'esposizione.

- Non credo che lo esporrò mai» disse l'altro, gettando il capo all'indietro in un particolare atteggiamento che faceva tanto sorridere i suoi amici d'Oxford. No, non lo esporrò.

Lord Henry aggrottò le sopracciglia, e lo guardò stupefatto a traverso le sottili volute di fumo azzurro che si svolgevano in fantastiche spire dalla sua greve sigaretta oppiata.

- Non lo esporrete? E perché mai, mio caro Basil? Avete ragioni particolari per far questo? Siete stranissimi individui voi pittori. Fate tutto il possibile per farvi un nome; e quando l'avete conquistato par che cerchiate di perderlo. Questo è assurdo da parte vostra; al mondo non c'è che una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé. Un ritratto simile vi aprirebbe molta strada tra i giovani d'Inghilterra, e riempirebbe i vecchi di gelosia, ammesso che i vecchi siano sensibili a una passione.

- Sapevo che avreste riso di me? - egli rispose, - ma, proprio, non posso esporlo. Vi ho rinchiuso troppo di me stesso.

Lord Henry si abbandonò sul divano e rise.

- Sì, lo sapevo che avreste detto così; ma, comunque, è vero. Troppa parte di voi stesso. Davvero, io non sapevo che poteste essere così vanitoso; e non riesco a scorgere somiglianza alcuna tra voi, il vostro viso delineato e forte, i vostri capelli neri come il carbone, e questo giovane Adone che par fatto d'avorio e di petali di rosa. Ma, mio caro Basil, quello è Narciso, e voi – senza dubbio avete un'espressione intelligente, ed altri pregi simili – ma la bellezza, la bellezza vera finisce dove comincia l'espressione dell'intelligenza. L'intelligenza pura, è una ipertrofia, e distrugge l'armonia di ogni viso. Dal momento in cui uno si mette a pensare, diviene o tutto naso, o tutta fronte; certamente brutto. Guardate gli uomini che hanno fatto strada in una professione culturale. Sono decisamente brutti! Tranne naturalmente gli uomini di Chiesa. Gli uomini di Chiesa però, non pensano. A ottant'anni un vescovo continua a dire ciò che gli fu insegnato quando ne aveva diciotto, e naturalmente conserva sempre un aspetto piacente. Il giovane misterioso amico, di cui non mi avete mai detto il nome, ma il cui ritratto mi interessa profondamente, il nome, ma il cui ritratto mi interessa profondamente, non pensa mai. Ne sono certo. È una creatura irragionevole, bellissima, che dovrebbe sempre esserci vicino in inverno, quando non abbiamo fiori da guardare, e in estate, quando abbiamo bisogno di qualche cosa che ecciti il nostro spirito. Non illudetevi, Basil; non gli assomigliate punto.

- Voi non mi capite, Henry. Senza dubbio io non gli assomiglio; questo lo so bene. Del resto assomigliargli non mi farebbe piacere. Alzate le spalle? Dico la verità. C'è una fatalità che incombe sopra ogni nobiltà di corpo o di spirito, la stessa fatalità che nella storia pare in agguato sul cammino dei re. È meglio non essere diversi dal proprio simile. Il brutto e l'idiota godono la parte migliore del mondo. Possono mettersi comodamente a sedere, e assistere allo spettacolo. Se non potranno mai godere della vittoria, tuttavia è risparmiata loro la coscienza della sconfitta. Vivono come ognuno di noi dovrebbe vivere, imperturbabili, indifferenti e senza inquietudini. Non fanno male agli altri, né gli altri ne fanno a loro. La vostra nobiltà e la vostra ricchezza, Harry; il mio spirito, qualunque esso sia, e la mia arte, per quel tanto che può valere; la bellezza di Dorian Gray – sono doni degli dèi; ma proprio per causa loro noi tutti soffriremo terribilmente.

- Dorian Gray? È questo il suo nome? - chiese Lord Henry e si avvicinò a Basil.

- Sì, questo è il suo nome. Non volevo dirvelo.

- E perché?

- Non saprei spiegare. Quando una persona mi piace infinitamente non rivelo mai il suo nome. Mi parrebbe di perderne una parte. Mi sono abituato ad amare in segreto. Credo che questa sia la sola cosa che possa farci sembrare misteriosa e meravigliosa la vita moderna. Le cose più comuni divengono deliziose, se appena si sappia nasconderle. Quando parto da Londra non dico mai dove vado. Se lo facessi, perderei tutto il mio piacere. È un'abitudine assurda, ne convengo, ma in questo modo ci si illude di attribuire qualche senso romanzesco alla vita. Pensate che io sia un po' sciocco, nevvero?

- Niente affatto, - rispose Lord Henry. - Niente affatto, mio caro Basil. Non dimenticate che sono sposato, e che tra le cose più attraenti del matrimonio, c'è questa: rendere assolutamente necessaria ai coniugi una vita d'inganni. Non so mai dove sia mia moglie, e mia moglie non sa mai quel che io faccia. Quando ci vediamo – capita a volte che ci incontriamo, o invitati allo stesso pranzo, o dal duca – ci diciamo le cose più assurde con la maggior serietà. Mia moglie è bravissima in questo, molto migliore di me. Ha una esatta memoria delle date, mentre io le confondo tutte. Ma anche quando mi sorprende in aperta contraddizione con me stesso, non mi fa scene, di nessun genere. Vorrei qualche volta che me ne facesse. Ma invece si limita a ridere di me.

- Detesto il modo col quale parlate della vostra vita coniugale, Harry, - disse Basil Hallward, dirigendosi verso la porta che conduceva al giardino. - Vi credo un ottimo marito, ma vergognoso delle vostre virtù. Siete un curioso individuo. Non dite mai una cosa morale, e nulla fate mai di male. Il vostro cinismo è una posa.

- La naturalezza è una posa; e la più irritante che io conosca, - esclamò Lord Henry, ridendo, e i due giovani uscirono assieme nel giardino, e sedettero su una panca di bambù, all'ombra di un cespuglio di alloro.

Il sole si rifletteva sulle foglie polite. Le margherite bianche oscillavano tra l'erba. Passò qualche tempo. Lord Henry guardò l'orologio.

- Mi dispiace dovermene andare, Basil, - mormorò, - ma prima d'andarmene, vorrei che rispondeste alla domanda che vi feci poco fa.

- Quale? - chiese il pittore, tenendo gli occhi a terra.

- Lo sapete benissimo.

- No, Harry.

- Ve la ripeterò. Ditemi perché non volete esporre il ritratto di Dorian Gray. Ditemi la ragione vera.

- Vi ho detto la ragione vera.

- No, voi diceste che nel ritratto è rinchiusa troppa parte di voi stesso. Questo è infantile.

- Harry, - disse Basil Hallward, guardandolo fisso in viso, - ogni ritratto dipinto con amore, è il ritratto dell'artista, e non del modello. Il modello non è che l'occasione, un pretesto. Non è il soggetto che viene rivelato dal pittore. È il pittore che, sulla tela dipinta, rivela se stesso. Non voglio esporre il quadro, perché temo d'aver palesato in esso il segreto dell'anima mia.

Lord Henry sorrise.

- E quale sarebbe mai? - chiese.

- Ve lo dirò, - rispose Hallward; ma ebbe un fremito d'esitazione.

- Sono tutto orecchi, Basil, - mormorò l'altro, guardandolo.

- Oh, Harry, c'è poco da dire, - rispose il giovane pittore, - e credo del resto che non mi capireste. Forse non mi credereste neppure.

Lord Henry sorrise e, chinatosi, raccolse fra l'erba una margherita dai petali rosei e la osservò.

- Sono certo che vi capirò, - rispose guardando pensosamente il piccolo disco d'oro, dal contorno di piume bianche. - E, quanto al credervi, io posso credere qualsiasi cosa, sopra tutto quelle incredibili.

Il vento scrollò i fiori degli alberi, e i pesanti grappoli delle serenelle, con le loro piccole stelline oscillarono dolcemente. Una cavalletta presso il muro si mise a stridere, e una libellula, simile a un filo turchino, passò navigando sulle sue ali di garza bruna. A Lord Henry pareva di sentir battere il cuore di Basil Hallward, e si chiese che cosa stava per accadere.

- Ebbene, è proprio incredibile» ripeté Hallward, con una certa amarezza, «incredibile anche per me, a volte. Non so che significato darle.

-La storia è, semplicemente, questa, - disse il pittore dopo una pausa. - Due mesi fa io andai a un ricevimento da Lady Brandon. Come sapete noi artisti dobbiamo mostrarci in società di quando in quando non fosse che per rammentare al pubblico che non siamo selvaggi. Mi diceste una volta che con un abito da sera e una cravatta bianca chiunque, anche un agente di cambio, può acquistarsi la riputazione di una persona civile. Bene, ero in quella camera da circa dieci minuti, parlavo con vecchie signore ingioiellate, e noiosi membri di accademie allorché improvvisamente mi resi conto che qualcuno mi stava fissando. Mi volsi e vidi Dorian Gray per la prima volta. Quando i nostri occhi si incontrarono, per la prima volta. Quando i nostri occhi si incontrarono, mi sentii impallidire. Una strana sensazione di panico si impadronì di me. Non avevo mai pensato di poter vedere una creatura reale il cui semplice aspetto fosse tanto interessante da potermi rapire, se io mi fossi abbandonato, tutto il mio essere, tutta la mia anima, la mia stessa arte. Non subisco influenze estranee nella mia vita. Voi stesso sapete, Harry, quanto io sia, per natura, schivo da ogni legame. Mio padre mi aveva destinato all'esercito. Io volli andare a Oxford, a ogni costo. Allora mi fece iscrivere al Middle Temple, perché praticassi l'avvocatura. Ma prima di avere consumato una mezza dozzina dei pasti di rito, io lasciai il Temple e annunciai la mia decisione di darmi all'arte. Sono sempre stato il solo padrone di me stesso. Perlomeno lo sono stato finché ho incontrato Dorian Gray. Allora... ma non saprei come spiegarvi. Qualche cosa in me parve presentire che la mia vita era giunta a una grave svolta. Ebbi la singolare sensazione che il destino stesse preparandomi squisite gioie, e squisiti dolori. Ebbi timore, e mi volsi per uscir dalla camera. Non era la coscienza che mi spingeva a far questo; era una specie di viltà. Non voglio vantarmi di aver desiderato fuggire.

- In realtà la coscienza e la viltà sono la stessa cosa. Coscienza è l'etichetta commerciale del prodotto: viltà. Questo è tutto.

- Non lo credo, Harry, e non credo che voi lo crediate. Comunque, qualsiasi ne fosse la ragione – e forse fu anche orgoglio, perché io ero molto orgoglioso – mi diressi verso la porta. Naturalmente m'imbattei proprio in Lady Brandon. "Come, ve ne andate già, così presto?" stridette Lady Brandon. Ricordate quel suo singolare timbro di voce?

- Sì. Ella assomiglia in tutto a un pavone tranne nella bellezza, - rispose Lord Henry frantumando la margherita con le sue lunghe dita nervose.

- Non riuscii a liberarmene. Mi presentò a persone di sangue reale, a gente decorata con stelle e con giarrettiere; a imponenti signore con enormi diademi e nasi di pappagallo. Ci vedevamo per la seconda volta, ma credo si fosse messa in testa di diventare la mia protettrice. Forse in quei giorni un mio quadro aveva avuto degli elogi dalla critica dei quotidiani, cosa che in questo secolo decimonono equivale all'immortalità. Improvvisamente mi trovai di fronte il giovane che poco prima col suo aspetto mi aveva tanto stranamente prima col suo aspetto mi aveva tanto stranamente sconvolto. Eravamo vicinissimi. Ci toccavamo quasi. I nostri occhi si incontrarono di nuovo. Forse fui debole. Chiesi a Lady Brandon di presentarmi a lui. Forse non fu per debolezza, fu semplicemente fatale. Ci saremmo parlati anche senza presentazione. Ne sono certo. Anche Dorian più tardi mi confessò la stessa cosa. Egli pure sentiva che dovevamo conoscerci.

- E che vi disse Lady Brandon, di questo meraviglioso giovane? - chiese il suo interlocutore. - So che dà sempre un rapido précis di ogni suo ospite. Ricordo che una volta mi mise in presenza di un signore truculento e paonazzo, tutto coperto di nastri e decorazioni, e mi bisbigliò all'orecchio, in un mezzo tono di tragedia, che doveva riuscire perfettamente percepibile a chiunque si trovasse nella camera, qualcosa come: "Sir Humpty-Dumpty – sapete – frontiera afgana – intrighi russi – grandi successi – moglie uccisa da un elefante – lui assolutamente inconsolabile vuole sposare una bella vedova americana – come tutti del resto, oggigiorno – detesta il signor Gladstone ma ha molto interesse per gli scarafaggi: domandategli che cosa pensa di Schouvaloff". Io fuggii, semplicemente. Mi piace scoprire le persone da solo. Ma Lady Brandon tratta i scoprire le persone da solo. Ma Lady Brandon tratta i suoi ospiti come un banditore tratta la merce. Quando non le accade di presentarli per quello che non sono, vi dice tutto di loro, meno quello che vorreste saperne. Ma, ditemi, che cosa vi raccontò di Dorian Gray?

- Oh, sussurrò... Simpatico ragazzo – la sua povera madre ed io eravamo inseparabili – dovevamo sposare lo stesso uomo – voglio dire, ci siamo sposate lo stesso giorno – che sciocca! – non ricordo che cosa fa – credo che non si occupi di niente – ah, sì, suona il piano – o il violino, Gray? Non riuscimmo a rimanere serii, e diventammo subito amici.

- Sorridere è un buon sistema per cominciare un'amicizia, ed è certo il migliore per troncarla» osservò Lord Henry, cogliendo un'altra margherita. Hallward scosse il capo. «Voi non sapete che cosa sia l'amicizia, mormorò, - allo stesso modo ignorate l'inimicizia. Tutti vi piacciono; vale a dire, tutti vi sono indifferenti.

- Che ingiustizia, - esclamò Lord Henry spingendo indietro il cappello, e guardando le piccole nuvole simili indietro il cappello, e guardando le piccole nuvole simili a intricate matasse di lucida seta bianca, che erano sospinte a traverso la coppa turchese del cielo estivo.

- Che ingiustizia! Io faccio molta differenza tra persona e persona. Scelgo i miei amici tra le persone belle, le mie conoscenze tra le persone buone, e i miei nemici tra quelle intelligenti. Non si è mai abbastanza guardinghi nella scelta dei propri nemici. Io non ne ho neppure uno che sia uno sciocco. Sono tutti uomini dotati di una certa intelligenza, e quindi mi apprezzano. Vi pare una vanità, questa? Io credo che sia una vanità.

- Direi di sì, Harry. Ma, stando alla vostra classificazione, io non posso essere che una conoscenza per voi.

- Caro Basil, voi siete molto più di una conoscenza per me!

- E molto meno di un amico. Qualche cosa come un fratello, no?

- Oh, i fratelli! Non me ne curo. Mio fratello maggiore non si decide a morire, e i miei fratelli minori non sanno far altro.

- Harry! - esclamò Hallward severamente.

- Caro, non crediate che parli sul serio. Ma non posso rinunciare a detestare i miei parenti. Credo che questo dipenda dal fatto che nessuno può soffrire quelli tra i suoi simili che hanno gli stessi nostri difetti. Approvo l'ira della democrazia inglese contro quelli che essa definisce i vizi delle classi superiori. Il popolo sente che l'ubriachezza, l'ignoranza e l'immoralità sono suoi attributi speciali, e che, se uno di noi si comporta come un plebeo, lo lede nei suoi diritti. Quando quel povero Southwark dovette comparire alla Corte dei divorzii, la plebe fu magnifica di sdegno. Io però credo che neppure il dieci per cento del proletariato viva secondo una base morale.

- Non sono d'accordo con voi su nessuna delle cose che dite, e, dirò di più, Harry, credo che neppure voi lo siate.

Lord Henry si lisciò la barbetta bruna a pizzo, e toccò la sua scarpa di vernice con la punta del bastone di ebano.

- Come siete inglese, Basil! Se a un inglese si affaccia un'idea – cosa certamente temeraria – questi non si chiede nemmeno se sia una idea giusta o sbagliata. La chiede nemmeno se sia una idea giusta o sbagliata. La sola cosa che egli si chiede, è se l'altro crede a quello che dice. Ora, il valore d'un'idea non ha nulla a che fare con la sincerità di chi la enuncia. È però probabile che meno l'individuo è sincero, tanto più pura è la sua idea, perché essa non risente né dei suoi bisogni, né delle sue passioni, né dei suoi pregiudizii. Né io mi propongo di discutere di politica, sociologia, o metafisica con voi. Le persone mi piacciono più dei principii. Parlatemi ancora di Dorian Gray. Lo vedete spesso?

- Ogni giorno. Non potrei essere felice se non lo vedessi ogni giorno. Mi è necessario.

- Strano. Credevo che niente v'importasse all'infuori della vostra arte.

- In questo momento l'arte, per me, si riassume in lui, - disse il pittore gravemente. - Io penso talvolta Harry, che due siano le epoche importanti della storia del mondo. La prima quando fu dato all'arte un nuovo strumento; la seconda quando le fu offerto un nuovo tipo. Quel che fu per i veneziani l'invenzione dei colori ad olio, fu per la tarda scultura greca il viso d'Antinoo, e sarà qualche giorno per me il viso di Dorian Gray. Non importa che io lo dipinga, lo disegni, o lo abbozzi. Io faccio questo lo dipinga, lo disegni, o lo abbozzi. Io faccio questo naturalmente. Ha posato nella leggiadra corazza di Paride, e nel mantello da cacciatore di Adone, con tanto di lucida picca da cinghiali stretta in pugno. Incoronato di pesanti bocci di loto, è apparso sulla prora del battello di Adriano, gli occhi fissi nel verde e torbido Nilo. Si è curvato sul laghetto immobile di un qualche bosco greco, e nel muto argento dell'acqua ha visto il prodigio della sua stessa bellezza. Ma importa sapere che Dorian è per me molto più di tutto ciò. No: non che io non sia contento di quel che ho dipinto, né che la sua bellezza appartenga a quelle che l'arte non possa esprimere: io so che quel che ho fatto da quando l'ho incontrato è buono; forse il meglio della mia opera. Ma, in certo modo – non so se potrete capirmi – il suo aspetto ha generato una nuova maniera nella mia arte, uno stile nuovo. Vedo le cose diversamente, e le concepisco diversamente. Io oggi posso fissare la vita in un modo che prima ignoravo. "Un sogno di bellezza in un giorno di meditazione" – chi affermò questo? Non rammento; ma questa apparizione fu Dorian Gray per me. La sola presenza visibile di questo ragazzo – mi pare sempre che sia un ragazzo benché in realtà abbia più di vent'anni – la sua realtà visibile... Ah, mi chiedo se potrete mai capire che cosa questo significhi. Senza saperlo egli traccia le basi di una questo significhi. Senza saperlo egli traccia le basi di una nuova giovane scuola, con tutta la passione dello spirito romantico, e la perfezione spirituale dei greci. L'armonia dello spirito col corpo – che grande cosa! Nella nostra follia noi abbiamo separato le due cose, e abbiamo creato un realismo che è volgare, e un idealismo che è vuoto. Harry! se poteste immaginare quello che Dorian Gray è per me! Ricordate quel mio paesaggio che rifiutai di vendere, benché Agnew mi offrisse una forte cifra? È una delle migliori cose che abbia fatto. Sapete perché? Perché mentre lo dipingevo, Dorian Gray mi sedeva vicino.

- È straordinario, Basil. Bisogna che io veda Dorian Gray.

Hallward s'alzò, e si mise a camminare su e giù per il giardino. Poi tornò.

- Harry, - disse, - Dorian Gray è per me soltanto un tema. Voi non potete trovarvi niente. Io ci vedo tutto. Non è mai così presente al mio lavoro Home quando non c'è, neppure in immagine. È, come vi ho detto, la fonte di una nuova maniera. Trovo in lui lo sviluppo di nuove linee, la bellezza e la raffinatezza di rapporti coloristici inattesi. Nulla più.

- E allora, perché non esponete il suo ritratto? - chiese Lord Henry.

- Perché senza volerlo vi ho tracciato qualche segno di questa mia strana idolatria artistica: naturalmente non gliene ho mai parlato. Egli non ne sa nulla. Non ne saprà mai nulla, ma gli altri potrebbero intuire; e io non vorrei rivelarmi ai loro occhi frivoli e curiosi. Non voglio sottoporre il mio cuore al loro microscopio. C'è troppo di me in questo quadro, Harry, troppo.

- I poeti non hanno questi scrupoli. Sanno quanto la passione giovi al successo dei libri. Di questi tempi un cuore infranto vien tirato a molte edizioni.

- E per questo li odio, - esclamò Hallward. - Un artista dovrebbe creare dei capolavori, ma nulla includervi della propria vita. Ai nostri giorni l'arte vien considerata come una forma di autobiografia. Il gusto della bellezza astratta è andato perduto. Un giorno mostrerò al mondo che cosa sia; e per questo il mondo non vedrà mai il ritratto che ho fatto a Dorian Gray.

- Credo che abbiate torto, Basil, ma non discuterò con voi. Discute soltanto chi è spiritualmente finito. E, ditemi, vi vuol molto bene, Dorian Gray?

Il pittore rifletté un poco.

- Gli piaccio, - rispose, dopo una pausa. - So di piacergli. Naturalmente lo adulo molto. Provo uno strano piacere nel dirgli cose che, lo so, rimpiangerò di aver detto. Mi tradisco. Di solito è gentile con me, torniamo a casa insieme dal circolo, a braccetto, o ce ne stiamo assieme nello studio, e parliamo d'una quantità di cose. Di quando in quando però è straordinariamente capriccioso, e par che provi piacere nel farmi soffrire. Allora, Harry, ho l'impressione d'aver consegnato la mia anima a qualcuno che la tratta come se fosse un fiore da mettere all'occhiello, l'emblema di una decorazione per la sua vanità, un ornamento per una giornata di estate.

- I giorni d'estate, Basil, spesso si prolungano, - mormorò Lord Henry. - Forse voi vi stancherete prima di lui. È doloroso pensarlo, ma il genio dura senza dubbio più a lungo della bellezza. Questa è la ragione per cui noi abbiamo tanta cura della nostra educazione. Nella tremenda lotta per l'esistenza, desideriamo aver qualche cosa che resista, per questo ci riempiamo la testa di chiacchiere e di fatti, sperando scioccamente che questo chiacchiere e di fatti, sperando scioccamente che questo ci serva a conservare le nostre posizioni. L'uomo colto – ecco l'ideale moderno. E lo spirito di quest'uomo colto è spaventoso. È come un negozio di rigattiere, tutto mostruosità e polvere; ogni cosa col suo prezzo. Sì, credo che voi vi stancherete per primo. Un giorno o l'altro, guardando il vostro amico vi sembrerà che abbia un'imperfezione estetica, o non vi piacerà il tono del suo colore, o scoprirete qualche altro difetto. Lo rimprovererete amaramente in cuor vostro, e sarete convinto che si è comportato verso di voi nel più impertinente dei modi. Quando l'indomani verrà a trovarvi, sarete completamente estraneo e indifferente. E questo sarà un peccato, perché vi cambierà molto. Voi mi avete raccontato un romanzo, si potrebbe definire un romanzo d'arte, e il gran male di vivere un romanzo è che, alla fine, il protagonista si ritrova ben poco romanzesco.

- Non fate questi discorsi, Harry. Finché vivrò, la persona di Dorian Gray mi dominerà. Non potete provare quello che io sento. Mutate troppo spesso.

- Ah, ma caro Basil, è proprio per questo che io posso sentirlo. Chi è fedele conosce soltanto il lato volgare sentirlo. Chi è fedele conosce soltanto il lato volgare dell'amore; l'infedele ne sa il lato tragico.

E Lord Henry accese un fiammifero su una preziosa scatola d'argento, cominciò a fumare una sigaretta, con l'aria cosciente e soddisfatta di uno che sia riuscito a racchiudere il mondo in una frase. Tra lo smalto verde delle foglie dell'edera c'era il cinguettare e il garrire dei passeri, e le ombre turchine delle nuvole simili a rondini si inseguivano sull'erba. Come si stava bene nel giardino! E quanto piacevoli le emozioni degli altri! Molto più piacevoli delle idee altrui, pensava. Un'anima propria, e le passioni di un amico – ecco le cose desiderabili della vita. Si raffigurò, in silenziosa gioia, il noioso pranzo al quale aveva rinunciato per rimanere più a lungo con Basil Hallward. Se invece fosse andato dalla zia, vi avrebbe certamente trovato Lord Goodbody, e non si sarebbe parlato altro che di dar da mangiare ai poveri, e della necessità di istituire dormitorii modello. Una vera fortuna esser sfuggito a quel pranzo! Mentre stava pensando alla zia, fu come se un'idea gli fosse venuta improvvisa. Si volse a Hallward, e disse:

- Proprio ora mi rammento.

- Che cosa, Harry?

- Rammento dove ho già udito il nome di Dorian Gray.

- Dove? - chiese Hallward, accigliandosi.

- Non inquietatevi, Basil. Fu da mia zia Agatha. Mi disse di aver scoperto un giovane straordinario, dal nome di Dorian Gray, che avrebbe collaborato con lei nell'East End. Bisogna riconoscere che si guardò dal dirmi che era affascinante. Le donne non sanno apprezzare queste cose. Perlomeno, le donne oneste. Mi disse che era molto serio, e che aveva un ottimo carattere. Immaginai subito un tipo occhialuto, con i capelli radi, pieno di lentiggini, che si trascina in giro i suoi enormi piedi. Se avessi saputo che era il vostro amico!

- Contentissimo che non lo abbiate saputo, Harry.

- Perché?

- Perché non desidero che lo incontriate.

- Non volete che lo conosca?

- No.

- Mr. Dorian Gray è nello studio, signore, - disse il cameriere scendendo in giardino.

- Ora dovrete presentarmi, - esclamò Lord Henry, ridendo.

Il pittore si volse al servitore, che aspettava al sole, socchiudendo gli occhi. «Dite a Mr. Dorian Gray d'aspettare; vengo subito.» Il servo si inchinò, e s'incamminò per il viale. Intanto Basil si volse a Lord Henry.

- Dorian Gray è il mio più caro amico, - diss'egli, - ha un'anima semplice e bella. Quello che ne ha detto vostra zia è vero. Non guastatelo. Non vogliate corromperlo. La vostra influenza non potrebbe essere che cattiva. Il mondo è grande, e ci sono moltissime persone straordinarie. Lasciatemi questa sola, la mia arte trae da essa quel che ha di meglio; la mia vita d'artista dipende da lui. Ricordatevi, Harry, che ho fiducia in voi.

Parlava lentamente, come se le parole gli uscissero suo malgrado.

- Dite delle sciocchezze! - rispose Lord Henry; sorrise, e, prendendo il braccio di Hallward, quasi lo trascinò in casa.

 

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